25 Marzo 2026
PA Aumentata: il modello operativo per la PA che sopravvive al post-PNRR
Il PNRR ha finanziato infrastrutture. Non ha cambiato i modelli organizzativi.
Questa è la distinzione che molti enti stanno scoprendo solo ora, nella fase più delicata: quella in cui i fondi si esauriscono, ma i processi amministrativi non digitalizzati sono ancora la maggioranza. Secondo le stime di Anthesi, la quota di procedimenti attivi negli enti locali italiani ancora privi di qualsiasi forma di digitalizzazione strutturata è largamente superiore a quanto i piani di spesa abbiano mai coperto.
La domanda non è più “come digitalizziamo con i fondi PNRR”. È: come rendiamo strutturale la trasformazione con quello che abbiamo già?
La risposta si chiama PA Aumentata.
Cos’è la PA Aumentata — e perché non è uno slogan
La PA Aumentata è un modello operativo, non una visione di marketing. Lo ha spiegato Paolo Zucca, CEO di Anthesi, in un’intervista pubblicata su Forum PA il 25 marzo 2026: si tratta di trasformare la PA in un’organizzazione capace di digitalizzare i propri processi in modo rapido, continuo e progressivo — attraverso componenti abilitanti che isolano la complessità tecnologica e restituiscono autonomia all’ente.
Il punto cruciale è che questo modello non richiede nuovi investimenti straordinari. Richiede di applicare correttamente le norme già in vigore.
I tre pilastri normativi della PA Aumentata
1. Riuso — un obbligo, non una scelta
Gli articoli 68 e 69 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) disciplinano il riuso del software pubblico in modo vincolante. Ogni ente è tenuto a effettuare un’analisi comparativa prima di acquisire nuove soluzioni, e a rilasciare in riuso il software sviluppato con fondi pubblici.
Nella pratica, questo significa che ogni procedimento già digitalizzato da un ente è un patrimonio disponibile — per legge — a tutti gli altri. Il Catalogo Nazionale del Riuso su Developers Italia è lo strumento previsto dal legislatore per rendere questo patrimonio accessibile.
Il riuso non è efficienza opzionale. È il modello che la norma prescrive per massimizzare il ritorno sulla spesa pubblica in tecnologia.
2. No-code e low-code — la scalabilità senza dipendenza
Il Piano Triennale AgID 2024-2026 individua nell’utilizzo di piattaforme no-code e low-code un obiettivo strategico per la reingegnerizzazione dei processi interni agli enti. La logica è precisa: abbassare la barriera d’ingresso alla digitalizzazione significa permettere agli enti di costruire, modificare e adattare procedure amministrative senza dipendere da un fornitore esterno per ogni intervento.
In un contesto post-PNRR in cui i budget sono ridotti e il personale tecnico interno è spesso limitato, questa autonomia operativa non è un vantaggio competitivo. È una condizione di sopravvivenza organizzativa.
3. IA governata — potenziare il funzionario, non sostituirlo
Il Digital Decade 2030 richiede esplicitamente un’accelerazione nell’adozione dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici europei. Ma il frame con cui la PA deve approcciare l’IA non è quello della sostituzione: è quello dell’augmentation.
La PA Aumentata è quella in cui l’IA si occupa delle attività ripetitive — classificazione documentale, instradamento delle pratiche, supporto alle risposte standardizzate — restituendo al funzionario tempo e attenzione per le decisioni che richiedono giudizio umano. In conformità con l’EU AI Act, questo implica sempre un presidio human-in-the-loop sui processi decisionali rilevanti.
Il rischio reale del post-PNRR
Il pericolo non è la mancanza di infrastruttura tecnologica. È la cristallizzazione.
Se la digitalizzazione si ferma ai procedimenti che hanno avuto finanziamenti dedicati, la PA si ritrova con un’isola digitale in un oceano di processi ancora analogici. I procedimenti quotidiani — quelli che non hanno mai avuto priorità nei piani di spesa, ma che il cittadino incontra ogni giorno allo sportello — restano fuori dal perimetro della trasformazione.
Il Piano Triennale AgID 2024-2026 indica la direzione opposta: l’utilizzo delle piattaforme abilitanti per la reingegnerizzazione dei processi interni deve essere un obiettivo strategico prioritario, non un’attività residuale.
Dal modello alla pratica: cosa significa riuso in concreto
La community elixForms è un esempio operativo di come il principio del riuso si traduca in pratica quotidiana. Con oltre 30.000 modelli disponibili e 11 milioni di compilazioni gestite, la piattaforma permette a un ente di non ricominciare da zero ogni volta che deve digitalizzare un nuovo procedimento.
L’Unione Reno Lavino Samoggia gestisce oggi 12.000 istanze all’anno su elixForms, aggregando 8 comuni in un modello condiviso. Non è un caso isolato: è la dimostrazione che il riuso, quando è strutturato in una piattaforma pensata per la PA, produce efficienza misurabile e replicabile.
Come lo fa Anthesi
elixForms è la piattaforma low-code di Anthesi per la digitalizzazione dei procedimenti front-end della PA. Nativamente integrata con SPID/CIE, PagoPA e i principali sistemi di protocollo, permette agli enti di costruire e pubblicare moduli digitali senza programmazione — e di condividerli nella community per il riuso da parte di altri enti.
elixAgent estende il modello con un livello di IA governata: un assistente disponibile 24/7 per operatori e funzionari, costruito su Google Vertex AI, con knowledge base tecnica certificata e presidio human-in-the-loop su ogni processo decisionale rilevante.
Quindi?
La PA Aumentata non è un obiettivo futuro. È un modello già attivabile, con strumenti disponibili e un quadro normativo che lo prescrive.
La vera sfida del post-PNRR non è trovare nuovi fondi. È avere il modello operativo giusto per capitalizzare quello che è già stato costruito — e continuare a digitalizzare, procedimento dopo procedimento, anche senza finanziamenti straordinari.
Se il tuo ente sta affrontando questa fase e vuole confrontarsi su come strutturare un modello sostenibile, siamo disponibili a una conversazione operativa.
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